Il Moscato d’Asti Docg si produceva nel Monferrato già
nel XIII secolo. La stessa coltivazione del vitigno
Moscato, il più diffuso in Piemonte, è molto antica: ne
danno testimonianza gli Statuti del Comune di Canelli del
1200.
Fu Giovan Battista Croce, gioielliere milanese, a
mettere a punto, a fine Cinquecento, la coltivazione del
vitigno e il metodo di trasformazione del vino moscato, di
cui parlò in un volume intitolato “Della eccellenza e
diversità dei vini che sulla montagna di Torino si fanno e
del modo di farli”.
VENDEMMIA
La vendemmia si effettua intorno al 10 di settembre.
VINIFICAZIONE
L’uva viene pigiata ottenendo un mosto che viene
immediatamente refrigerato a zero gradi, per impedirne la
fermentazione. Successivamente viene ripulito delle
particelle solide in sospensione, mantenendo la
temperatura costante, intorno allo zero, in autoclave. Per la
preparazione del Moscato, infine, si procede come segue:
si porta il mosto ad una temperatura di 18°C e gli si
aggiungono lieviti selezionati. Quando il mosto arriva a
4,5 - 5,5 gradi di alcol si arresta la fermentazione mediante
refrigerazione. Il vino viene ulteriormente filtrato e infine
si procede con l’imbottigliamento.
NOTE ORGANOLETTICHE
Colore: giallo paglierino con leggeri riflessi dorati
Profumo: intenso, tipico dell’uva, con sentori di pesca,
salvia e limone, con finale di fiori d’acacia.
Sapore: dolce, intenso, delicato, con buona effervescenza
naturale.
MODALITA’ DI SERVIZIO
Temperatura: 6-8°C; servire in coppe per vini da dessert.
Abbinamento gastronomici: dolci da forno, dolci a pasta
lievitata poco consistenti, soprattutto a base di frutta;
indicati anche zabaione, panna cotta, dessert piemontesi
ricchi di panna, il panettone milanese e il pandoro di
Verona e l’inconfondibile Amaretto di Mombaruzzo.
CURIOSITA’
Il periodo ottimale di consumo per cogliere appieno la
fragranza del frutto è entro un anno dall’imbottigliamento.
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